giovedì 27 gennaio 2011

Laura Betti

Ci fu un giorno in cui il sole si macchiò di sangue e tutti i giorni, da allora, si chiamarono 2-11-1975 […]. Poi mi portarono il corpo del mio uomo e lo stesero sulla mia tavola. […] Questo corpo era, appunto, a pezzi, sbranato, divorato. Mi misero in mano ago e filo per insegnarmi a ricucirlo. Capii che per uccidere “loro” avrei dovuto infilarmi dentro, ricucito, il mio uomo, affinché potesse parlarmi in segreto e spiegarmi. Ecco perché decisi – insieme a lui, come sempre – di non accettare, di disobbedire, di dare scandalo, di denunciare cosa può accadere ad un uomo pulito “in un paese orribilmente sporco.

Da "Pasolini: cronaca giudiziaria, persecuzione, morte"

martedì 4 gennaio 2011

Insonnia

Kafka notò che non avevo dormito abbastanza.
Secondo verità dissi che ero stato talmente preso da continuare
a scrivere fino alla mattina.
Egli posò le mani larghe, quasi scolpite nel legno, sulla scrivania
e disse lentamente: "E’ una grande fortuna poter buttar fuori così
nettamente il moto interiore."
"E’ stata come un’ebbrezza. Non ho ancora riletto ciò che ho scritto."
"S’intende. Lo scritto è soltanto la scoria di ciò che si è vissuto."

Colloqui con Kafka
di Gustav Janouch