giovedì 25 novembre 2010

Amore

Non lasciatevi turbare nella vostra solitudine perchè sentite dentro di voi la velleità d’uscirne.
Queste tentazioni devono anzi aiutarvi se le utilizzate nella calma e nella riflessione, come
uno strumento per estendere la vostra solitudine a un paese ancor più ricco e più vasto.
Gli uomini hanno per tutte le cose delle soluzioni facili (convenzionali), le più facili delle soluzioni facili.
E’ però chiaro che noi dobbiamo tenerci al difficile. Tutto ciò che vive vi si tiene.
Ogni essere si sviluppa e si difende a modo suo e trae da se stesso quell’unica forma che è
la sua forma, ad ogni costo e contro ogni ostacolo.
Sappiamo poco, ma che bisogna attenerci al difficile è una certezza che non deve lasciarci.
E’ bene essere soli perchè la solitudine è difficile; che una cosa sia difficile dev’essere una
ragione di più per tenervi. E’ anche bene l’amare, perchè l’amore è difficile.
L’amore d’un essere umano per un altro, è forse la prova più ardua per ciascuno di noi,
la testimonianza più alta di noi stessi; l’opera suprema di cui tutte le altre non sono che la preparazione.
E’ per questo che tutti gli esseri giovani, nuovi in ogni cosa, non sanno ancora amare;
hanno da imparare.
Con tutte le forze del loro essere, concentrate nel loro cuore che batte ansioso e solitario,
essi apprendono ad amare. Ogni noviziato è un tempo di clausura.
Così per colui che ama, l’amore non è per molto tempo e fino all’inoltrarsi della vita,
che solitudine sempre più intensa e profonda.
Amare non è fin dall’inizio, darsi, unirsi a un altro.
(Cosa sarebbe l’unione di due esseri ancora imprecisi, incompiuti, dipendenti?).
L’amore è l’occasione unica di maturare, di prendere forma, di divenire un mondo
per l’amore dell’essere amato. E’ un’alta esigenza, un’ambizione sconfinata che fa di
colui che ama un eletto chiamato dalla immensità.
Quando l’amore si presenta, i giovani non dovrebbero vedervi che l’obbligo di
lavorare su se stessi. Perdersi in un’altra persona, darsi a un’altra, tutte le maniere di unirsi,
non sono ancora per loro. Prima è loro necessario tesaurizzare, accumulare molto.
Il dono di sé è un compimento: l’uomo, forse, ne è ancora incapace.

Rainer Maria Rilke

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