giovedì 23 dicembre 2010

L'uomo e il mare

Uomo libero, tu amerai sempre il mare!
Il mare è il tuo specchio; contempli la tua anima
Nello svolgersi infinito della sua onda,
E il tuo spirito non è un abisso meno amaro.
Ti piace tuffarti nel seno della tua immagine;
L’accarezzi con gli occhi e con le braccia e il tuo cuore
Si distrae a volte dal suo battito
Al rumore di questa distesa indomita e selvaggia.
Siete entrambi tenebrosi e discreti:
Uomo, nulla ha mai sondato il fondo dei tuoi abissi,
O mare, nulla conosce le tue intime ricchezze
Tanto siete gelosi di conservare i vostri segreti!
E tuttavia ecco che da innumerevoli secoli
Vi combattete senza pietà né rimorsi,
Talmente amate la carneficina e la morte,
O eterni rivali, o fratelli implacabili!

Charles Baudelaire

giovedì 16 dicembre 2010

L' avvoltoio

C’era un avvoltoio che menava colpi di becco contro i miei piedi. Avendo rotto gli stivali e slabbrato le calze, già beccava proprio le dita. Continuava a menare fendenti, poi volò inquieto più volte intorno a me e si rimise all’opera.
Passò un signore, guardò per un momento e poi chiese perché sopportassi quell’avvoltoio.
"Sono inerme", dissi, "è arrivato e si è messo a darmi colpi di becco, naturalmente volevo cacciarlo via, ho perfino cercato di soffocarlo, ma una simile bestia ha grandi energie, stava già per saltarmi in faccia, allora ho preferito sacrificare i piedi. Ora sono quasi dilaniati."
"Perché lasciarvi tormentare così, aggiunse quello, "uno sparo e l’avvoltoio è liquidato."
"È così?", chiesi, "e vorrebbe farlo lei?"
"Volentieri", rispose il signore, "devo soltanto raggiungere casa e prendere il fucile. Ce la fa ad aspettare ancora mezz’ora?"
"Non lo so", dissi, e rimasi come irrigidito dal dolore, poi continuai: "La prego, ci provi in ogni caso".
"Bene", ribadì il signore, "mi affretterò."
L’avvoltoio durante la conversazione aveva ascoltato tranquillo e il suo sguardo vagava fra me e il signore. Mi accorsi che aveva capito tutto, si alzò in volo, indietreggiò per prendere lo slancio sufficiente e, come un lanciatore di giavellotto, lanciò il becco nella mia bocca, a fondo, dentro di me. Cadendo all’indietro, liberato, sentii che nel mio sangue che riempiva tutte le cavità, che superava ogni argine, l’avvoltoio irrimediabilmente affogava.


Franz Kafka

domenica 5 dicembre 2010

Bambini

Una cosa sola è necessaria: la solitudine.
La grande solitudine interiore. Andare con se stessi, e per delle ore,
non incontrare nessuno, è a questo che bisogna giungere.
Esser soli come il bambino quando le persone grandi vanno e vengono,
mescolate a cose che ad esso sembrano grandi e importanti
solo perchè i grandi se ne interessano e il bambino non capisce niente di ciò che fanno.
Il giorno in cui si vede che le loro preoccupazioni sono misere, i loro mestieri freddi
e senza rapporto con la vita, perchè non guardarli, come fa il bambino,
come cosa estranea all'intimo del proprio mondo, della nostra grande solitudine,
che è essa stessa lavoro, disciplina e mestiere?
Perchè voler cambiare il saggio non-comprendere del bambino per la lotta e il disprezzo,
se non comprendere vuol dire accettare di esser soli e che lotta e disprezzo son modi
di prender parte alle stesse cose che si vogliono ignorare?
Se non vi è comunione fra gli uomini, tentate di essere vicino alle cose: esse non vi abbandoneranno.
Vi sono ancora delle notti e vi sono ancora dei venti che agitano gli alberi e passano sui paesi.
Nel mondo delle cose e in quello delle bestie tutto è pieno di avvenimenti ai quali
potete prender parte.
I bambini sono sempre come il bambino che foste voi: tristi e felici;
e se pensate alla vostra infanzia, rivivrete fra di loro, come i bambini segreti.
Le persone grandi non sono niente, la loro dignità non risponde a niente.

Rainer Maria Rilke

sabato 4 dicembre 2010

Italia

« C’è qualcuno che vuole mettermi il bavaglio! Io non li temo! Non ci riusciranno! Sento che, in futuro, le mie canzoni saranno cantate dalle prossime generazioni! Che, grazie alla comunicazione di massa, capiranno cosa voglio dire questa sera! Capiranno e apriranno gli occhi, anziché averli pieni di sale! E si chiederanno cosa succedeva sulla spiaggia di Capocotta. »
   
(Rino Gaetano ad un concerto prima di cantare Nuntereggae più nel 1979)

martedì 30 novembre 2010

Colloquio

Incontrammo un grosso gruppo di lavoratori che con bandiere e vessilli si
recavano a un'assemblea. Kafka osservò: "Costoro sono coscienti, sicuri di sé
e di buon umore. Dominano la strada e credono perciò di dominare il mondo.
Ma in realtà s'ingannano. Alle loro spalle ci sono già i segretari, i funzionari,
i politici di professione, tutti i sultani moderni ai quali essi spianano la via del potere."
"Lei non crede nella forza delle masse?"
"Io la vedo, questa informe e apparentemente incoercibile forza delle masse che
anela ad essere domata e formata: a conclusione di ogni sviluppo veramente rivoluzionario
compare un Napoleone Bonaparte."
"Lei non crede dunque in una più ampia diffusione della rivoluzione russa?"
Kafka, dopo un momento di silenzio, disse:
"Quanto più un'inondazione si allarga, tanto più l'acqua diventa torbida
e meno profonda. La rivoluzione evapora e non rimane che il limo di una nuova burocrazia.
I ceppi dell'umanità tormentata sono fatti di carta bollata."

da Colloqui con Kafka
di Gustav Janouch

venerdì 26 novembre 2010

Pensieri

Solitudine

Lontano dai sepolcri celebrati,
abbrunato tamburo il cuore batte,
verso un solingo cimitero, il tempo
delle funebri marce. Là, sepolti
nell’oblio, nelle tenebre, ben lungi
da zappe o sonde, dormono non pochi
gioielli; più d’un fiore, a malincuore,
effonde il suo profumo dolce come
un segreto, in profonde solitudini.

Charles Baudelaire

Coscienza

Lo ripeto, e lo ripeterò finchè avrò fiato:
tutti gli uomini immediati e d’azione se sono attivi
è perchè son stupidi e limitati.
Come si spiega ciò? Ecco come:
essi, in conseguenza della loro limitatezza,
scambiano per cause prime quelle più prossime
e appena concomitanti, e in tal modo si convincono più presto
e più facilmente degli altri d’aver trovato alla loro attività
un sicuro fondamento, e così s’acquetano; e questo è l’importante.
Giacchè per cominciare ad agire occorre essere
preliminarmente tranquilli, e che dubbi non ne rimangano punti.
Bè, e come farò per esempio io a esser tranquillo?
Dove le ho io le cause prime su cui poggiare,
dove li ho i fondamenti? Dove li andrò a prendere?
Io fo professione di pensiero, il che significa che per me
ogni causa originaria se ne tira dietro un’altra ancora più originaria,
e così via all’infinito.
Oh, signori, forse io mi credo un uomo intelligente
proprio e solo per questa ragione, che in tutta la mia vita
non m’è mai riuscito di intraprendere nè di portare a termine nulla.
Sarò magari un chiacchierone inconcludente e fastidioso, come tutti noi.
Ma che farci se la logica ed esclusiva missione d’ogni uomo
intelligente è la chiacchiera, ossia un premeditato
versar acqua in un paniere?

Fedor Dostoevskij

giovedì 25 novembre 2010

Amore

Non lasciatevi turbare nella vostra solitudine perchè sentite dentro di voi la velleità d’uscirne.
Queste tentazioni devono anzi aiutarvi se le utilizzate nella calma e nella riflessione, come
uno strumento per estendere la vostra solitudine a un paese ancor più ricco e più vasto.
Gli uomini hanno per tutte le cose delle soluzioni facili (convenzionali), le più facili delle soluzioni facili.
E’ però chiaro che noi dobbiamo tenerci al difficile. Tutto ciò che vive vi si tiene.
Ogni essere si sviluppa e si difende a modo suo e trae da se stesso quell’unica forma che è
la sua forma, ad ogni costo e contro ogni ostacolo.
Sappiamo poco, ma che bisogna attenerci al difficile è una certezza che non deve lasciarci.
E’ bene essere soli perchè la solitudine è difficile; che una cosa sia difficile dev’essere una
ragione di più per tenervi. E’ anche bene l’amare, perchè l’amore è difficile.
L’amore d’un essere umano per un altro, è forse la prova più ardua per ciascuno di noi,
la testimonianza più alta di noi stessi; l’opera suprema di cui tutte le altre non sono che la preparazione.
E’ per questo che tutti gli esseri giovani, nuovi in ogni cosa, non sanno ancora amare;
hanno da imparare.
Con tutte le forze del loro essere, concentrate nel loro cuore che batte ansioso e solitario,
essi apprendono ad amare. Ogni noviziato è un tempo di clausura.
Così per colui che ama, l’amore non è per molto tempo e fino all’inoltrarsi della vita,
che solitudine sempre più intensa e profonda.
Amare non è fin dall’inizio, darsi, unirsi a un altro.
(Cosa sarebbe l’unione di due esseri ancora imprecisi, incompiuti, dipendenti?).
L’amore è l’occasione unica di maturare, di prendere forma, di divenire un mondo
per l’amore dell’essere amato. E’ un’alta esigenza, un’ambizione sconfinata che fa di
colui che ama un eletto chiamato dalla immensità.
Quando l’amore si presenta, i giovani non dovrebbero vedervi che l’obbligo di
lavorare su se stessi. Perdersi in un’altra persona, darsi a un’altra, tutte le maniere di unirsi,
non sono ancora per loro. Prima è loro necessario tesaurizzare, accumulare molto.
Il dono di sé è un compimento: l’uomo, forse, ne è ancora incapace.

Rainer Maria Rilke

Napoli

Supplica a mia madre

E’ difficile dire con parole di figlio
ciò a cui nel cuore ben poco assomiglio.
Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore
ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.
Per questo devo dirti ciò ch’è orrendo conoscere:
è dentro la tua grazia che nasce la mia angoscia.
Sei insostituibile. Per questo è dannata
alla solitudine la vita che mi hai data.
E non voglio esser solo. Ho un’infinita fame
d’amore, dell’amore di corpi senza anima.
Perchè l’anima è in te, sei tu, ma tu
sei mia madre e il tuo amore è la mia schiavitù:
ho passato l’infanzia schiavo di questo senso
alto, irrimediabile, di un impegno immenso.
Era l’unico modo per sentire la vita,
l’unica tinta, l’unica forma: ora è finita.
Sopravviviamo: ed è la confusione
di una vita rinata fuori dalla ragione.
Ti supplico, ah, ti supplico: non voler morire.
Sono qui, solo, con te, in un futuro aprile.

Pier Paolo Pasolini

mercoledì 24 novembre 2010

Sogno

Nella stanza si è fatto scuro; nella sua anima c’è vuoto e tristezza;
un intero regno di sogni è crollato intorno a lui, è crollato senza lasciar traccia,
senza rumore, senza fracasso; è balenato via come una visione;  e lui stesso non ricorda cosa ha sognato.
Ma una certa sensazione oscura, per cui il petto gli si agita e gli fa leggermente male,
un certo desiderio nuovo solletica seducentemente e irrita la sua fantasia,
e gli richiama, senza che se ne accorga, uno sciame di nuovi fantasmi.
Nella piccola camera regna la quiete: solitudine e pigrizia carezzano l’immaginazione;
essa si infiamma leggermente, leggermente bolle, come l’acqua nella caffettiera della vecchia matrjona
che si affaccenda placidamente lì accanto, nella cucina, preparando il suo caffè.
Ecco che essa già irrompe leggermente, a sbuffi, ecco che già anche un libro, preso a caso
e senza scopo, cade dalle mani del mio sognatore, neppure arrivato alla terza pagina.
La sua immaginazione è nuovamente ambientata, eccitata e all’improvviso
un nuovo mondo, una nuova vita incantatrice tornano a brillare dinanzi a lui
nella loro splendente prospettiva. Nuovo sogno, felicità nuova!
Nuovo sogno di raffinato, voluttuoso veleno!
Oh, cosa importa a lui della nostra vita reale! Al suo sguardo viziato la vita che io e voi,
Nàstjenka, viviamo appare così pigra, lenta, fiacca; ai suoi occhi tutti noi
siamo così scontenti del nostro destino, così stanchi della nostra vita!
E in verità, guardate come anche a primo sguardo tutto fra di noi è freddo,
cupo, corrucciato… "Poveretti!" pensa il sognatore.
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Egli pensa che questa è una povera, pietosa vita, non prevedendo che anche per lui,
forse, una volta o l’altra suonerà la triste ora in cui, per un giorno solo di questa vita
pietosa, darà tutti i suoi anni di fantasie, e per di più li darà non per la gioia,
non per la felicità, nè vorrà scegliere, in quell’ora, la tristezza, il pentimento, il libero dolore.
Ma, frattanto, non è ancora arrivata quell’ora terribile: egli non desidera niente perchè
è al di sopra dei desideri, perchè tutto è con lui, perchè è sazio, perchè è lui stesso
l’artefice della sua vita e se la crea ogni ora con un nuovo arbitrio.
E così facilmente, così naturalmente si crea questa vita favolosa, fantastica!

Fedor Dostoevskij

Quieta disperazione

martedì 23 novembre 2010

Pazienza

Le opere d’arte sono di una solitudine infinita;
nulla è peggio della critica per accostarvisi.
Solo l’amore può afferrarle, custodirle, esser giusto verso di loro.
Date sempre ragione al sentimento vostro contro queste analisi, questi resoconti, queste introduzioni.
Se avrete torto voi, lo sviluppo naturale della vostra vita interiore
vi condurrà col tempo ad un altro stato di conoscenza.
Lasciate ai vostri giudizi il loro tranquillo sviluppo.
Non contrariatelo, poichè come ogni progresso,
deve venire dal profondo del vostro essere e non può sopportare nè sforzi, nè fretta.
Portare a termine, poi partorire: tutto sta qui.
Bisogna che voi lasciate maturare dentro di voi ogni impressione,
ogni germe di sentimento, nell’oscuro, nell’inesprimibile, nell’incosciente,
in queste regioni chiuse alla comprensione.
Aspettate con umiltà e con pazienza l’ora della nascita di un nuovo chiarore.
L’arte esige tanto dai suoi semplici fedeli quanto dai creatori.
Il tempo, qui, non è una misura. Un anno non conta: dieci anni non son niente.
Essere artisti non vuol dir contare, vuol dire crescere come l’albero che non sollecita la sua linfa,
che resiste fiducioso ai grandi venti della primavera,
senza temere che l’estate non possa venire. L’estate viene.
Ma non viene che per  quelli che sanno attendere,
tanto tranquilli e aperti come se avessero l’eternità davanti a loro.
Lo imparo tutti i giorni a prezzo di sofferenze che benedico.
La pazienza è tutto.


Rainer Maria Rilke

Occhiazzurrini

Io

La gente che passa e che m’interroga,
le persone che incontro, gli effetti su di me dei miei
primi anni o del quartiere, della città, della
nazione in cui vivo,
gli avvenimenti recenti, le scoperte e invenzioni, le
società, gli autori vecchi e nuovi,
il pranzo, gli abiti, i compagni, il bell’aspetto, i
complimenti, i doveri,
l’indifferenza reale o immaginaria di qualcuno che amo,
la malattia d’uno dei miei o mia, le malefatte, la
perdita o la penuria di denaro, le depressioni o l’euforia,
le battaglie, gli orrori della guerra fratricida, la
febbre delle dubbie notizie, lo spasmo degli avvenimenti,
tutto questo mi arriva giorno e notte, e se ne va,
ma non sono il mio Io.
Separato da ciò che attira e trascina sta quello che io sono,
se ne sta divertito, compiacente, compassionevole,
inattivo, unitario,
guarda dall’alto, è eretto, o appoggia un braccio a un
impalpabile sicuro sostegno,
con la testa piegata di lato, curioso di ciò che verrà dopo,
dentro e fuori del gioco, osservandolo e meravigliandosi.
Ripenso ai giorni passati quando mi affaticavo nella
nebbia con linguisti e dialettici,
non ho battute o argomenti, io testimonio e attendo.
Io credo in te anima mia, e l’altro che io sono non
deve umiliarsi davanti a te nè tu davanti a lui.
Ozia con me sopra l’erba, rimuovi il groppo dalla gola,
io non chiedo parole, nè musica, nè rime, nè
conferenze o patrocini, sia pure i migliori,
solo la nenia mi appaga, il mormorio della tua voce a
bocca chiusa.

Walt Whitman

lunedì 22 novembre 2010

Lugano

Iniezione di sfiducia

Scena 1/ Esterno giorno
Antonio e Mario sono seduti al tavolino di un bar, non parlano,
Antonio sembra inquieto e ad un certo punto sbotta
A.                         Voto per Berlusconi!
Mario crede di non aver sentito bene
M.                         Cosa?
Antonio, con tono perentorio
A.                          Voto per Berlusconi!
M.                         E perchè? 
A.                          Perchè sono di sinistra!
M.                         Scusa, ma non ti seguo…..                                                         
A.                          Si, perchè secondo me la sinistra riesce a fare
                             più cose quando è all’opposizione, si esalta nel
                             combattere un potere forte, mentre, quando è al governo,
                             perde la sua forza contestatrice, chi cazzo contesta, se stessa?
Antonio, che nel discorso si è accalorato, si alza e se ne va, ma dopo pochi passi
si volta e torna indietro; picchia un pugno sul tavolino
A.                          Berlusconi vuole essere un presidente operaio?
                             E va bene, gli darò il mio appoggio, purchè si accontenti
                             di essere il braccio e non la mente!
Antonio se ne va definitivamente; Mario, visibilmente scosso, prende il telefonino e chiama un amico
M.                        Senti ma….tu come lo vedi Antonio in questo periodo?
                            ….. infatti, si….anch’io…. è strano….. sono molto
                            preoccupato per lui…..
Scena 2/ Interno notte
Antonio a casa sua, in penombra, con una fascia legata intorno alla fronte;
con una siringa si esercita a fare delle iniezioni in una mela; su un fornello c’è un
pentolone nel quale bolle un liquido denso e giallastro; al muro c’è un
grande poster di Maurizio Costanzo; Antonio prende dal frigorifero un grande
pezzo di burro, lo butta in pentola e mescola il tutto con un cucchiaio di legno,
poi si gira verso il poster e fa come De Niro in "Taxi driver"
A.                           Ehi tu dici a me?
                              Dici a me?
                              Ma con chi credi di parlare? ecc.
Scena 3/ Interno sera
Al teatro Parioli, durante la registrazione del Maurizio Costanzo Show, Antonio è fra il pubblico;
Costanzo sta intervistando una regista teatrale argentina, l’interprete, Olga Fernando, traduce quello che dice
O.F.                       Sento la necessità di dire il suo nome e ricordarlo
                              in modo che possa continuare la vita che è stata rubata a lui
                              e a tanti altri. Il teatro può servire per mettere semi di memoria nella terra
                              e far crescere nuova vita dall’assenza e trasformare i vecchi ideali e le
                              illusioni in fiori delicati che colorano il nostro futuro
il pubblico applaude; Antonio si alza e corre verso il palco gridando
A.                           Bastaaaaaaaaaaaaa non si può cagare in pubblico!!!!
gli uomini del servizio d’ordine tentano d’intervenire, ma lui riesce a raggiungere Costanzo, tira fuori
la siringa e gliela avvicina al collo
A.                           Fermi tutti, questo è concentrato di colesterolo!
i poliziotti arretrano e depongono le armi
M.C.                       Ma che vuoi da me?
A.                           State a sentire stronzi figli di puttana, io ne ho abbastanza,
                              ho avuto anche troppa pazienza, ho deciso di farla finita
M.C.                       Ma perchè non vai da Baudo?
A.                           No, voglio te!
M.C                        E perchè non Mike Bongiorno? O Vespa, o Santoro….?
A.                           Tu sei quello che mi ha deluso più di tutti, sei uno che
                               ha scritto la sceneggiatura di "Una giornata particolare"
M.C.                        Ho solo collaborato…
A.                           Va bè, comunque ci sei dentro e poi sei stato amico di Flaiano…..
                               e adesso? Cosa direbbe Flaiano se vedesse "Buona domenica"?
M.C.                        Senti…allora fa una cosa, va a siringare Maria De Filippi!
A.                            Cosa?? Tua moglie???
M.C.                        Si, è lei la colpevole di tutto, mi è servita solo per dimagrire,
                               io in fondo, ho solo fatto parlare la gente e poi già mi hanno messo
                               una bomba una volta
Antonio va in confusione totale e comincia a camminare nervosamente sul palco borbottando
A.                            E io che volevo votare per Berlusconi….perchè??
                               Non me lo ricordo più….non ce la faccio….
                               hai vinto!
Antonio si inietta il colesterolo in un braccio e cade a terra in fin di vita
A.                            Prima di morire vorrei esprimere l’ultimo desiderio
M.C.                        Va bene, parla
Antonio tira fuori dalla giacca un lungo cartoncino rettangolare, se lo mette sulla testa
e chiede a Costanzo di strappare il foglio di carta che lo ricopre; Costanzo lo fa, sopra c’è scritto:
ILGRANDEFRATELLOE’UNACAGATAPAZZESCA
A.                            Dai, giochiamo, fammi indovinare, chiama Lippi………
muore. Il corpo di Antonio viene portato via; Costanzo si riprende subito
M.C.                        Boni, sono in ritardo, consigli per gli acquisti!

Antonio Nardelli