sabato 21 maggio 2016

Menzogna

Essi mi mostravano, infatti, la disumana, solitaria fine
riserbata a chi rifiuta la sorte assegnatagli in questa vita;
e si finge uno scenario e una compagnia di menzogne,
eleggendole a sua sola verità.
E partecipa ad esse come un demente condotto a teatro,
il quale si spaventa alla tragedia rappresentata, e urla
vedendo la primadonna trafitta, e vuol precipitarsi sulla
ribalta ad uccidere il tiranno.
Ma il povero folle ha per sua giustificazione, se non altro,
la propria inesperienza di finzioni e di teatri, o, quanto meno,
il non aver lui medesimo assistito o cooperato
all'allestimento dell'inganno. Mentre colui del quale io parlo
adora e crede vere delle maschere fabbricate da lui stesso;
e per esse rinnega la propria esperienza terrena e quindi
anche il fine celeste, cui questa è mezzo.

Elsa Morante

martedì 17 giugno 2014

Responsabilità

Distruzione paesaggistica e urbanistica dell'Italia,
responsabilità della degradazione antropologica degli italiani,
responsabilità dell'esplosione selvaggia della cultura di massa e dei mass media,
corresponsabilità della stupidità delittuosa della televisione

Pier Paolo Pasolini




lunedì 18 novembre 2013

Quella segreta lentezza

Forse sono un partigiano troppo convinto di quella segreta lentezza
che mi è divenuta sempre più cara nei miei sforzi artistici;
è attraverso di lei che comprendo, come attraverso di lei mi consolo....
Questa lentezza che preconizzo non è, ne convengo, una condizione dello spirito,
ma mi dispero se nei suoi movimenti non trovo il minimo ricordo
di esser stato lento.

Rainer Maria Rilke

martedì 29 gennaio 2013

Il calcio secondo Pier Paolo Pasolini

Il calcio è l'ultima rappresentazione sacra del nostro tempo.
E' rito nel fondo, anche se è evasione.
Mentre altre rappresentazioni sacre, persino la messa,
sono in declino, il calcio è l'unica rimastaci.
Il calcio è lo spettacolo che ha sostituito il teatro.

Pier Paolo Pasolini


martedì 23 ottobre 2012

Ma avevamo un fiore

Mio Grande Torino

Rosso come il sangue
forte come il Barbera
voglio ricordarti adesso, mio grande Torino.
In quegli anni di affanni
unica e sola la tua bellezza era.

Venivamo dal niente, da guerra e da fame
carri bestiame, tessere, galera,
fratelli morti in Russia e partigiani,
famiglie separate, perduta ogni bandiera

Eravamo poveri, lividi, spaventati,
neanche un soldo sulla pelle e per lavorare
e dovevi sorridere, brigare, pregare
fino all'ultima goccia del tuo fiato.

Fumare voleva dire una cicca in quattro,
per divertirsi dovevamo ridere di poco,
per mangiare mangiavamo perfino i gatti,
non eravamo nessuno: i furbi come gli sciocchi.

Ma avevamo un fiore ed eri tu, Torino,
tagliata nell'acciaio era la tua bravura,
gioventù nostra che tutti i dispiaceri
portavi via con la tua faccia dura.

La tua faccia d'operaio, mio Valentino!
Mio Castigliano, Riga, Loik e quella peste
di Gabetto, che faceva venire tutti matti
con venti dribbling ed era già gol.

Filadelfia! Ma chi sarà il villano
a chiamarla un campo? Era una culla
di speranze, di vita, di rinascita,
era sognare, gridare, era la luna,
era la strada della nostra crescita.

Hai vinto il Mondo,
a vent'anni sei morto.
Mio Torino grande
Mio Torino forte.

Giovanni Arpino


sabato 18 giugno 2011

Scolpire il tempo

Io amo molto il cinema. Io stesso ignoro ancora molte cose: se, per esempio,
il mio lavoro corrisponderà così esattamente alla concezione alla quale mi attengo,
al sistema di ipotesi di lavoro che ora prospetto.
Tutt'attorno ci sono troppe tentazioni: le tentazioni dei luoghi comuni, delle idee
artistiche altrui. In generale, infatti, è così facile girare una scena in modo raffinato,
ad effetto, per strappare gli applausi... Ma basta svoltare in questa direzione e tu sei perduto.

Andrej Tarkovskij

venerdì 4 marzo 2011

Sulla strada

Prima che me ne accorgessi, stavo già guardando di nuovo
la favolosa città di San Francisco allungata sulla baia nel cuore della notte.
Corsi immediatamente da Dean. Adesso lui aveva una casetta.
Ardevo dalla voglia di sapere quel che aveva in mente
e che cosa sarebbe successo ora, poichè dietro di me non c'era più nulla,
tutti i miei ponti erano rotti e a me non importava un accidente di niente.
Bussai alla sua porta alle due del mattino.

Jack Kerouac

giovedì 27 gennaio 2011

Laura Betti

Ci fu un giorno in cui il sole si macchiò di sangue e tutti i giorni, da allora, si chiamarono 2-11-1975 […]. Poi mi portarono il corpo del mio uomo e lo stesero sulla mia tavola. […] Questo corpo era, appunto, a pezzi, sbranato, divorato. Mi misero in mano ago e filo per insegnarmi a ricucirlo. Capii che per uccidere “loro” avrei dovuto infilarmi dentro, ricucito, il mio uomo, affinché potesse parlarmi in segreto e spiegarmi. Ecco perché decisi – insieme a lui, come sempre – di non accettare, di disobbedire, di dare scandalo, di denunciare cosa può accadere ad un uomo pulito “in un paese orribilmente sporco.

Da "Pasolini: cronaca giudiziaria, persecuzione, morte"

martedì 4 gennaio 2011

Insonnia

Kafka notò che non avevo dormito abbastanza.
Secondo verità dissi che ero stato talmente preso da continuare
a scrivere fino alla mattina.
Egli posò le mani larghe, quasi scolpite nel legno, sulla scrivania
e disse lentamente: "E’ una grande fortuna poter buttar fuori così
nettamente il moto interiore."
"E’ stata come un’ebbrezza. Non ho ancora riletto ciò che ho scritto."
"S’intende. Lo scritto è soltanto la scoria di ciò che si è vissuto."

Colloqui con Kafka
di Gustav Janouch

giovedì 23 dicembre 2010

L'uomo e il mare

Uomo libero, tu amerai sempre il mare!
Il mare è il tuo specchio; contempli la tua anima
Nello svolgersi infinito della sua onda,
E il tuo spirito non è un abisso meno amaro.
Ti piace tuffarti nel seno della tua immagine;
L’accarezzi con gli occhi e con le braccia e il tuo cuore
Si distrae a volte dal suo battito
Al rumore di questa distesa indomita e selvaggia.
Siete entrambi tenebrosi e discreti:
Uomo, nulla ha mai sondato il fondo dei tuoi abissi,
O mare, nulla conosce le tue intime ricchezze
Tanto siete gelosi di conservare i vostri segreti!
E tuttavia ecco che da innumerevoli secoli
Vi combattete senza pietà né rimorsi,
Talmente amate la carneficina e la morte,
O eterni rivali, o fratelli implacabili!

Charles Baudelaire

giovedì 16 dicembre 2010

L' avvoltoio

C’era un avvoltoio che menava colpi di becco contro i miei piedi. Avendo rotto gli stivali e slabbrato le calze, già beccava proprio le dita. Continuava a menare fendenti, poi volò inquieto più volte intorno a me e si rimise all’opera.
Passò un signore, guardò per un momento e poi chiese perché sopportassi quell’avvoltoio.
"Sono inerme", dissi, "è arrivato e si è messo a darmi colpi di becco, naturalmente volevo cacciarlo via, ho perfino cercato di soffocarlo, ma una simile bestia ha grandi energie, stava già per saltarmi in faccia, allora ho preferito sacrificare i piedi. Ora sono quasi dilaniati."
"Perché lasciarvi tormentare così, aggiunse quello, "uno sparo e l’avvoltoio è liquidato."
"È così?", chiesi, "e vorrebbe farlo lei?"
"Volentieri", rispose il signore, "devo soltanto raggiungere casa e prendere il fucile. Ce la fa ad aspettare ancora mezz’ora?"
"Non lo so", dissi, e rimasi come irrigidito dal dolore, poi continuai: "La prego, ci provi in ogni caso".
"Bene", ribadì il signore, "mi affretterò."
L’avvoltoio durante la conversazione aveva ascoltato tranquillo e il suo sguardo vagava fra me e il signore. Mi accorsi che aveva capito tutto, si alzò in volo, indietreggiò per prendere lo slancio sufficiente e, come un lanciatore di giavellotto, lanciò il becco nella mia bocca, a fondo, dentro di me. Cadendo all’indietro, liberato, sentii che nel mio sangue che riempiva tutte le cavità, che superava ogni argine, l’avvoltoio irrimediabilmente affogava.


Franz Kafka

domenica 5 dicembre 2010

Bambini

Una cosa sola è necessaria: la solitudine.
La grande solitudine interiore. Andare con se stessi, e per delle ore,
non incontrare nessuno, è a questo che bisogna giungere.
Esser soli come il bambino quando le persone grandi vanno e vengono,
mescolate a cose che ad esso sembrano grandi e importanti
solo perchè i grandi se ne interessano e il bambino non capisce niente di ciò che fanno.
Il giorno in cui si vede che le loro preoccupazioni sono misere, i loro mestieri freddi
e senza rapporto con la vita, perchè non guardarli, come fa il bambino,
come cosa estranea all'intimo del proprio mondo, della nostra grande solitudine,
che è essa stessa lavoro, disciplina e mestiere?
Perchè voler cambiare il saggio non-comprendere del bambino per la lotta e il disprezzo,
se non comprendere vuol dire accettare di esser soli e che lotta e disprezzo son modi
di prender parte alle stesse cose che si vogliono ignorare?
Se non vi è comunione fra gli uomini, tentate di essere vicino alle cose: esse non vi abbandoneranno.
Vi sono ancora delle notti e vi sono ancora dei venti che agitano gli alberi e passano sui paesi.
Nel mondo delle cose e in quello delle bestie tutto è pieno di avvenimenti ai quali
potete prender parte.
I bambini sono sempre come il bambino che foste voi: tristi e felici;
e se pensate alla vostra infanzia, rivivrete fra di loro, come i bambini segreti.
Le persone grandi non sono niente, la loro dignità non risponde a niente.

Rainer Maria Rilke

sabato 4 dicembre 2010

Italia

« C’è qualcuno che vuole mettermi il bavaglio! Io non li temo! Non ci riusciranno! Sento che, in futuro, le mie canzoni saranno cantate dalle prossime generazioni! Che, grazie alla comunicazione di massa, capiranno cosa voglio dire questa sera! Capiranno e apriranno gli occhi, anziché averli pieni di sale! E si chiederanno cosa succedeva sulla spiaggia di Capocotta. »
   
(Rino Gaetano ad un concerto prima di cantare Nuntereggae più nel 1979)

martedì 30 novembre 2010

Colloquio

Incontrammo un grosso gruppo di lavoratori che con bandiere e vessilli si
recavano a un'assemblea. Kafka osservò: "Costoro sono coscienti, sicuri di sé
e di buon umore. Dominano la strada e credono perciò di dominare il mondo.
Ma in realtà s'ingannano. Alle loro spalle ci sono già i segretari, i funzionari,
i politici di professione, tutti i sultani moderni ai quali essi spianano la via del potere."
"Lei non crede nella forza delle masse?"
"Io la vedo, questa informe e apparentemente incoercibile forza delle masse che
anela ad essere domata e formata: a conclusione di ogni sviluppo veramente rivoluzionario
compare un Napoleone Bonaparte."
"Lei non crede dunque in una più ampia diffusione della rivoluzione russa?"
Kafka, dopo un momento di silenzio, disse:
"Quanto più un'inondazione si allarga, tanto più l'acqua diventa torbida
e meno profonda. La rivoluzione evapora e non rimane che il limo di una nuova burocrazia.
I ceppi dell'umanità tormentata sono fatti di carta bollata."

da Colloqui con Kafka
di Gustav Janouch